“E da quell’Ora il discepolo l’accolse con sé” (Gv 19, 27)
È il titolo del 3° convegno mariologico che l’ISSR “Santa Maria di Monte Berico”, organizza a Vicenza dal 6-8 maggio 2010. Nella “tre giorni del convegno, si proverà a dare risposta, ad un problema che da sempre assilla diverse culture e civiltà umane: il dolore e la morte.
Nell’esperienza religiosa cristiana, la risposta è stata cercata rifacendosi a due immagini:
1. Innanzitutto la Passione e la Croce, culmine dell’esperienza vitale e dell’opera salvifica di Cristo. Questi ha attraversato il dolore e la morte, consegnandosi ad essi nella piena condivisione della condizione umana. È andato alla massima distanza da Dio, ma ha mantenuto la sua comunione con il Padre per «l’amore supremo (che) crea il legame dell’unione suprema al di sopra del dolore che rimane come strazio supremo fino alla fine del mondo» (S. Weil). Per il filosofo personalista E. Levinas la compassione e la misericordia di Cristo diventano un atto di sostituzione: «non significa trarre dalla sofferenza una qualche virtù magica di riscatto, ma passare - nel trauma della persecuzione - dall’oltraggio subito alla responsabilità per il persecutore e, in questo senso, dalla sofferenza all’espiazione per gli altri».
La compassione - cioè la partecipazione al dolore altrui - come memoria del dolore dell’altro è partecipare - personalmente e responsabilmentente – all’azione liberante di Dio. A questo proposito afferma J. B. Metz: «Io concepisco questa compassione, come sofferenza-con, come partecipe percezione del dolore altrui, come pensiero attivo della sofferenza degli altri, come tentativo di vedersi e valutarsi con gli occhi degli altri, degli altri sofferenti».
2. Nel secondo millennio cristiano la testimonianza della partecipazione al dolore, della compassione e della liberazione da esso è stato affidato alla figura della Madre dei Dolori -l’Addolorata o la Pietà (Versperbild. Il santuario di Monte Berico ne conserva una quattrocentesca di notevole valore, oltre al capolavoro del Montagna) - che dal Medioevo in poi è divenuta simbolo-guida soprattutto nella cultura e devozione popolare cattolica, non solo europea, raggiungendo il massimo splendore e sviluppo nei sec. XVII-XVIII.
In questi secoli la figura dell’Addolorata - simbolo eccelso della maternità compassionevole - rappresenta uno dei culmini espressivi della cultura e dell’arte e della letteratura, della popolare devozione mariana e - forse in modo meno alto - del pensiero mariologico.
Scopo del convegno, che come dice il titolo si ispira alla figura di Maria ai piedi della croce, sarà quello di ripensare sia il culto all’Addolorata, sia la cultura della compassione che da essa emerge, la quale tenta di dare una risposta al sommo interrogativo del dolore e della morte.
In questa visione, una rinnovata comprensione del ruolo di Maria sotto la croce, ove ella «rovescia lo stesso evento dolorifico, trasformandolo - da momento di lutto - a “partecipazione all’emergere delle energie liberatrici che portano a compimento la nuova creazione”» (L. Pinkus), può aiutare a superare «il rifiuto alla solidarietà e alla compassione, rinunzia a pensare oltre l’orizzonte oscuro e soffocante della storia della sofferenza. Questo era ed è ripiegamento e consegna al narcisismo latente. Al contrario il dolore è protesta, energia che allude alla capacità di non rinunciare, di denunciare responsabilità inevase e solidarietà negate. Il Cristo crocifisso che è essere-per-l’altro fino al dono totale di sé si costituisce parametro della realtà» (C. Dotolo). E fondare così una nuova civiltà della solidarietà dell’attenzione all’altro.
Cocco Roberto – Faccioli Gino Alberto