Questo tipo di icone della Madre di Dio, è uno dei più sorprendenti dell’iconografia, come scrive l’iconografo gesuita Egon Sendler, perché si allontana di molto dalla concezione solenne delle Madonne bizantine.
Il Bambino Gesù non troneggia sulle braccia della Madre, come nell’icona della Odighitria, ma con un originale movimento si rivolge verso di Lei e, tenendo la testa rovesciata, sfiora con una mano la gota della Madre.
Il Figlio di Dio è raffigurato come un ragazzino che gioca e si agita senza ritegno.
Gli iconografi russi perciò chiamavano questo tema, largamente diffuso nel Medioevo, il “gioco del Bambino” e gli storici contemporanei vedono in esso una variante dell’“Eleusa”, della “Vergine della Tenerezza”.
Infatti questo tipo riflette, come nessun altro, le caratteristiche di una spiritualità affettiva ed emozionale.
Le prime opere pervenute a noi fino ad oggi sono della fine del secolo XII.
Per quanto concerne le origini di questa icona ci sono due scuole di pensiero.
La prima ritiene che questa icona ha le sue origini in Italia, dove è stata largamente diffusa nel secolo XIV e Bisanzio e l’Oriente cristiano l’avrebbe dunque ricevuta dall’occidente.
Dall’altra parte invece sì ritiene di vedere in questa icona un tipo iconografico bizantino che ha influenzato l’arte italiana.
Le più antiche rappresentazioni, dove sono presenti tutti i particolari caratteristici di questa icona, si trovano in una miniatura siriana nel Salterio del Museo Britannico dell’anno 1203, in una miniatura di un vangelo serbo del secolo XIII e in un affresco della chiesa di S. Giorgio a Nagorcino del 1318.
In quest’ultima opera è significativa l’iscrizione in slavo ai due lati del nimbo: “Madre di Dio Pelagonitissa” e sulle due repliche “Moldavskaja”.
La Pelagonia era la regione della Macedonia la cui capitale era Monastir, oggi Bitola e questo a significare che l’originale dell’icona era venerato in questa regione e l’iscrizione “Moldavskaja” la sua grande diffusione nei paesi dei Balcani.
Quando si contemplano le più antiche icone di questo tipo, si è sorpresi nel notare che l’espressione dei due volti è grave, perfino angosciata. E il movimento del corpo del Bambino non è quello di un bimbo turbolento, bensì di un bambino che si agita perché ha paura.
Può darsi che questo fatto sia dovuto allo stile del tempo che presentava soggetti gravi, ma può darsi anche che questa icona abbia avuto all’inizio un altro significato. Come alcuni storici suppongono, questa icona si è sviluppata a partire dal tipo dell’“Eleusa”(tenerezza) e che in quell’epoca la Passione aveva un grande ruolo nella devozione del popolo. Anche la “Vergine di Wladimir”, una icona della stessa epoca, reca nel retro i simboli della Passione.
Occorre cercare il senso della “Pelagonitissa” in un presentimento delle prove del monte degli Ulivi. Allo stato attuale delle conoscenze l’icona “La Madre di Dio Pelagonitissa” resta così un enigma.
Alcuni cenni biografici sull'iconografa Gianna Baghin Caleari.
Visita la galleria fotografica di alcune opere dell'iconografa Gianna Caleari Baghin.
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